L'albero del frassino da manna


Il genere delle Oleaceae fraxinus comprende circa 65 specie di alberi o arbusti a foglie decidue, originarie delle zone temperate dell'emisfero settentrionale, hanno generalmente una crescita rapida, riuscendo a sopravvivere in condizioni ambientali difficili come zone inquinate, con salsedine o forti venti, resistendo bene anche alle basse o elevate temperature.

Le specie più diffuse in Italia sono:

Fraxinus excelsior, noto col nome comune di Frassino maggiore o Frassino comune, è una specie diffusa dall'Asia minore all'Europa. Il Frassino maggiore è una specie interessante per l'arboricoltura da legno e non produce manna.

Fraxinus angustifolia noto col nome di Frassino meridionale. Nel XVIII secolo la frassinicoltura ebbe un notevole sviluppo in tutta la provincia di Palermo. Nei primi decenni dell'800, l'estensione dei frassineti era pari a 3174 ettari, di cui 3.053 concentrati nella provincia di Palermo, 120 in provincia di Messina e 1 in provincia di Caltanissetta. Nel circondario di Castelbuono era localizzato il 75% di tutti i frassineti. Nel 1929 l'estensione dei frassineti ammontava a 6699 ettari. Queste dimensioni si mantennero fino alla seconda guerra mondiale. Con la diffusione della mannite sintetica si arrivò alla progressiva riduzione dei frassineti, concentrando l'intera coltivazione di frassini e produzione di manna alle sole Madonie. Attualmente la frassinicoltura sopravvive soltanto in un'area di circa 100 ettari ricadente nei territori dei comuni di Castelbuono e Pollina.

Fraxinus ornus noto come Orno o Orniello utilizzato per la produzione della manna e chiamato comunemente anche Frassino da manna o Albero della manna.

L'Orniello, l'albero della manna

L'Orniello vegeta in tutta la penisola. E' frequente nei boschi misti. Viene coltivato sia come albero ornamentale, sia per la manna che si ottiene incidendo la corteccia. L'altezza media si aggira sui 10 metri, raramente li supera. Ama terreni asciutti, aridi, calcarei. Preferisce la temperatura costante almeno fino a metà settembre. Oltre alla forma tipica, secondo diversi botanici, vi sono altre varietà come la Rotundifolia, la Juglandifolia, la Lanceolata, la Garganica e l'Argentea.

Il sistema radicale fittonante presenta robuste radici laterali che si approfondano nel terreno. Il tronco è piu o meno tortuoso. La corteccia del fusto e dei rami liscia e di colore grigio-verdastro diventa con l'età piu scura. La chioma, nelle piante isolate, è arrotondata con rami eretti e ramoscelli patenti. Il legno ha caratteristiche analoghe a quelle del Frassino maggiore e trova conseguentemente uso analogo. Dalla corteccia del Frassino fuoriesce per la puntura di insetti (Cicada orni) o per incisioni praticate dall'uomo una linfa biancastra che si rapprende costituendo la manna che si può spezzare, succhiare, disciogliere nelle bevande o impiegare per fare sciroppi e dolci.

Le gemme grigio-cenerine, raramente grigio-bluastre e ricoperte di fine tomento bruno-rossiccio, si distinguono in terminali e laterali. Le terminali, di forma ovale, allungata ed appuntita, hanno poche squame esterne patenti; le laterali, piu piccole e ovato-acute, sono ricoperte generalmente da 2 sole squame. I fiori biancastri. profumati, riuniti in dense pannocchie, dapprima erette e poi pendule, si sviluppano contemporaneamente alle foglie sui rami dell'anno precedente. Ogni fiore ha il calice persistente a 4 lacinie, la corolla a 4 petali laciniati, 2 stami gialli muniti di un lungo filamento e ovario, a 2 logge, biovulato e munito di un breve stilo. Il frutto è una samara lineare lunga 2-3 cm. e larga 3-5 mm. Porta un solo seme a sezione tondeggiante.

Le foglie opposte, imparipennate e pubescenti al rachide, sono composte da 7-9 foglioline. Ogni fogliolina è picciolata, ovale-lanceolata, acuminata all'apice, attenuata alla base, dentata al margine con denti a punta ottusa rivolta in dentro, lunga 3-7 cm., verde nella pagina superiore, pallida e villosa lungo la nervatura mediana nella pagina inferiore. In erboristeria, spesso le foglie del Fraxinus ornus sono frammiste o addirittura sostituiscono quelle del Fraxinus excelsior. Nella loro forma tipica, le foglie dell'uno o dell'altro sono ben distinguibili, ma, essendo entrambi molto variabili, è facile confondere le due specie. Comunque il sapore immediatamente amaro, la peluria piu abbondante e la presenza dei piccioletti fanno distinguere abbastanza agevolmente l'Orniello dal Frassino maggiore. In alcune, particolari, zone della Sicilia, caratterizzate in estate da elevate temperature e da scarse escursioni termiche e da bassa umidità dell'aria, è possibile coltivare i frassini da manna. Queste condizioni si realizzano nei territori di Pollina e Castelbuono, unici luoghi che ancora oggi è viva l'estrazione della manna. I frassini ricadono principalmente nella fascia altitudinale compresa tra 100 e 700 metri; oltre questa quota si ritarda e si accorcia il periodo di produzione.

I frassini sono in grado di vivere su diversi tipi di suolo: dalle terre sciolte e profonde ai terreni argillosi, aridi e pietrosi. I frassineti attuali sono stati impiantati per la maggior parte prima del 1950. La distanza tra le piante varia da 3 a 5 m per il frassino maggiore e da 2 a 3 m per l'orniello. Inoltre la metà degli impianti il frassino è consociato all'olivo, al mandorlo o, più raramente, a colture erbacee. Per quanto riguarda le pratiche colturali, il frassineto si avvantaggia indirettamente delle lavorazioni eseguite alle eventuali colture erbacee consociate, come la fava, che contribuiscono anche a fertilizzare il terreno. Se la giacitura lo consente viene praticata una erpicatura invernale seguita da una fresatura tra la fine di maggio e l'inizio di giugno. Nelle zone più acclivi ci si limita all'eliminazione della sola componente erbacea infestante che, oltre ad intralciare le operazioni di incisione degli alberi e di raccolta della manna, costituisce una facile esca per gli incendi. In passato era frequente anche l'apporto di letame.

Tra l'ultima decade di giugno e la prima decade di luglio si ripulisce il tronco dai getti dell'anno e si esegue la scalzatura ("squasatura") che consiste nell'asportare la terra attorno al tronco o alla ceppaia per un raggio di circa 50-80 cm, per preparare la superficie dove saranno posti i cladodi di ficodindia o le foglie di agave che raccoglieranno la linfa che non riesce a solidificare sul tronco o che gocciola dall'estremità dei cannoli. Nel periodo autunnale, ad intervalli di circa due anni, viene effettuata una leggera potatura ("rimunna") per eliminare le branche esaurite, deperite o disseccate ed accorciare quelle troppo vigorose e svettanti.
Il frassineto da manna viene governato a ceduo. In alcuni casi, il rinnovamento dell'impianto avviene mediante il taglio contemporaneo di tutti i polloni (taglio a raso) e l'allevamento di quelli nuovi emessi dalla ceppaia, opportunamente diradati ed a volte anche innestati: si ottiene così un ceduo coetaneo. In altri casi, si preferisce procedere al taglio dei singoli polloni man mano che viene meno la loro capacità produttiva ("taglio a sterzo"), ottenendo in questo modo, un soprassuolo disetaneo privo di periodi improduttivi. I nuovi polloni possono essere incisi dopo 3-5 anni e permangono in produzione per 15-27 anni. Lo sfruttamento complessivo della ceppaia dura circa 80 anni.

[..Quali sono i costituenti della manna pura?]